Aree di intervento / problematiche

DISTURBI OSSESSIVI
Le “ossessioni” sono immagini,pensieri,idee o impulsi ricorrenti che persistono in maniera involontaria. Sono intrusivi, sgradevoli e creano una forte ansia.
Le “compulsioni” ,chiamate anche rituali o atti mentali, hanno lo scopo di placare momentaneamente l’ansia che il soggetto prova.
Il contenuto delle ossessioni varia da persona a persona: alcuni temi ricorrenti riguardano impulsi aggressivi verso altre persone, il timore di essere contaminati o altri pensieri di natura sessuale ecc…
Ciò che caratterizza le ossessioni è il fatto che sono impulsi non voluti dalle persone, che producono emozioni di paura, disgusto o senso di colpa. Questo disagio può essere tanto intenso che le persone si sentono costrette a mettere in atto una serie di comportamenti (rituali) o di azioni mentali per neutralizzare le ossessioni o eliminarle dalla mente.
Il problema sta nel fatto che le compulsioni non eliminano le ossessioni, anzi spesso le aumentano creando un circolo vozioso dal quale al soggetto risulta quasi impossibile uscirne.

PROBLEMI DI COPPIA
Rispettarsi,saper comunicare in modo assertivo e conoscersi è fondamentale. Stare in coppia è un percorso che si evolve continuamente.
Con i giusti strumenti è possibile renderlo armonioso e risolvere i piccoli ostacoli che si incontrano.
In genere le problematiche di coppia vengono affrontate all’interno di un percorso di Terapia di coppia, ma questo non è sempre detto.
Può infatti succedere che:
Il disagio venga vissuto soltanto da uno dei due partner;
Soltanto un membro della coppia si renda disponibile ad affrontare un problema riconosciuto da entrambi;
E’ proprio il partner portatore del sintomo a tirarsi indietro;
Si ha paura o vergogna ad affrontare determinate tematiche insieme al partner, come ad esempio un tradimento o un’insoddisfazione sessuale.
Che cosa si fa in questi casi?
Queste situazioni di “non disponibilità” non sono rare.
Nel momento in cui si riconosce che esiste un problema relazionale che crea disagio, significa che ciascun partner porta un proprio contributo all’interno della relazione di coppia.

ANSIE, FOBIE E ATTACCHI DI PANICO
“Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla.”
L’ansia e la paura sono emozioni normali che possono però a volte diventare esagerate quando si attivano in misura sproporzionata rispetto al rischio o al pericolo reali.
I sintomi possono essere i seguenti:
- respiratori (come la sensazione di nodo in gola che affatica la respirazione)
- cardiaci (ad esempio la tachicardia ansiogena)
- i sintomi dell’apparato digerente(tra cui i dolori gastrici),
- i sintomi neuromuscolari (ad esempio il tremore)
- sintomi sensitivo-sensoriali e cutanei (eccessiva sudorazione, sensazioni di caldo o freddo, ecc.).
L’ansia può intensificarsi fino a raggiungere il livello di un attacco di panico.
ATTACCHI DI PANICO
Il panico consiste in uno stato di intensa paura che raggiunge il suo picco nel giro di dieci minuti. Viene detto anche attacco di panico poiché è caratterizzato da una comparsa improvvisa, spesso inaspettata.
Nel corso di una crisi o attacco di panico, possono fare la loro comparsa sintomi fisici molto spiacevoli dovuti all’attivazione del sistema simpatico e pensieri catastrofici (paura di morire, di impazzire, svenire).
RISOLVERLO CON LA TERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE
Si tratta di un tipo di psicoterapia in cui paziente e terapeuta sono attivamente impegnati nella comprensione del problema e nella condivisione di obiettivi terapeutici concreti e verificabili.
Nel corso del trattamento la persona portatrice del disagio è aiutata a prendere consapevolezza dei circoli viziosi del panicoe a liberarsene gradualmente attraverso l’acquisizione di modalità di pensiero e di comportamento più funzionali.

DISTURBI ALIMENTARI
Spesso, quando si comincia un percorso di terapia per un disturbo alimentare, la grande paura con la quale ci si deve confrontare è quella di non sapere a cosa si va incontro; nulla è predeterminato e nulla è sempre uguale. La paura e l’incertezza diventano, quindi, nemici importanti che ostacolano il passo coraggioso del chiedere aiuto. Possiamo riassumere alcune aree importanti da affrontare con nutrizionista o dietologo e psicoterapeuta in un percorso integrato e idoneo in caso Disturbi Alimentari:
La regolazione del peso con il calcolo BMI, le variazioni fisiologiche del peso e il raggiungimento e mantenimento dell’obiettivo
Le conseguenze delle abbuffate e di tutte le condotte compensatorie come anomalie di fluidi ed elettroliti, erosione dello smalto dentale, ciclo mestruale irregolare e poco controllo del senso di fame e sazietà etc.
L’inefficacia delle condotte utilizzate cercando di ridefinire delle false credenze che ci sono alla base come ad esempio la più comune credenza che l’utilizzo del vomito permetta di eliminare totalmente ciò che abbiamo mangiato, oppure che l’eccessivo esercizio fisico possa far bruciare più massa grassa etc.
I campanelli di allarme che fanno scattare certe condotte: molto importante risulta l’analisi delle aree del pensiero legate a specifici comportamenti, facendo attenzione a collegare le particolari emozioni che possono spaventare la persona ed indurla a mettere in atto determinati comportamenti lesivi.
La storia personale, da ripercorrere per cercare di ricostruire “il puzzle degli eventi”, le emozioni o i pensieri che ad un certo punto sono diventati disfunzionali nello sviluppo della persona.
Il comportamento è uno dei primi aspetti da affrontare nella terapia, infatti restrizioni alimentari, condotte compensatorie, abbuffate non sono solo sintomi utili per riconoscere la presenza del disturbo ma sono elementi da contrastare, poiché non affrontandoli in modo prioritario si rischia di compromettere il percorso terapeutico; affrontare in maniera adeguata quest’area significa poter aiutare la persona a gestire meglio la situazione, fornendo tecniche e strategie utili per risolvere e bloccare i comportamenti perpetuati.
La qualità delle relazioni sociali è un altro fattore molto importante per il buon esito della terapia, cambiamenti importanti in alcuni settori della vita hanno spesso un ruolo molto importante nel mantenimento o meno del disturbo dell’alimentazione; spesso attraverso l’abbuffata o la restrizione si manifestano delle emozioni ritenute “pericolose” come la rabbia o la paura dell’abbandono, oppure richieste di aiuto legate a situazioni sociali che creano ansia. Lavorare sull’assertività e sulle abilità sociali spesso porta anche ad un miglioramento nei problemi dell’alimentazione.
Incoraggiare la persona a lavorare con strategie di problem solving in modo da programmare il comportamento da tenere in situazioni ritenute rischiose, soprattutto quando sono quotidiane, aiutarla a creare strategie alternative in modo da instaurare comportamenti difficilmente compatibili con l’assunzione disinibita di cibo risultano essere i passaggi più importanti. È necessario che la persona all’inizio del percorso adotti un comportamento alimentare pianificato, che esalti la capacità personale di mangiare senza la paura di perdere il controllo e inoltre senza farsi condizionare dagli stimoli interni come i propri pensieri o le proprie emozioni, o dagli stimoli esterni come le situazioni sociali che possono condurlo a comportamenti non salutari.

ELABORAZIONE DEL LUTTO
La perdita di una persona cara è sempre molto dolorosa e alle volte la sofferenza può travolgere l’equilibrio psichico portando così la persona che sta vivendo tragicamente il lutto ad uno stato deprerssivo e di abbandono a sé stessa.
In questi casi è molto importante affrontare le emozioni che si provano per quanto dolorose, al fine di poter superare il momento esistenziale difficile e poter tornare a “vivere”.
IL LUTTO DI UNA PERSONA CARA
La sofferenza che segue il decesso di una persona a noi cara è una delle emozioni più difficili da gestire e sicuramente tra le più sconvolgenti. Perdere una persona a cui si voleva bene è un po’ come perdere una parte di sé ed è naturale provare un dolore intenso e insopportabile.
ELABORAZIONE DEL LUTTO
Elaborare il lutto significa avviare un processo di piena consapevolezza e comprensione della perdita, arrivando gradualmente all’accettazione attraverso alcune fasi:
Fase della negazione o del rifiuto.
E’ la fase in cui evitiamo e neghiamo la realtà della perdita, è come se non ce ne rendessimo conto. In questa fase capita di pensare a quanto successo e stranirci, sentirci come se fossimo in un sogno e prima o poi ci sveglieremo. Questo meccanismo ci protegge dal provare emozioni che, in quel momento, riteniamo essere intollerabili. Inizialmente questo meccanismo è funzionale e ci aiuta a “prenderci del tempo” per organizzarci ma alla lunga, se non si evolve in meccanismi più maturi, la negazione della realtà può assumere connotati patologici e richiedere un intervento professionale.
Fase della rabbia.
In questa fase cominciano a manifestarsi quelle emozioni intense e difficili che abbiamo evitato nella fase precedente. La fase della rabbia è la fase in cui ci pensiamo che ciò che ci è accaduto sia ingiusto e sbagliato, ci arrabbiamo con chi ha “permesso” che la persona alla quale volevamo bene morisse (in alcuni casi medici, sanitari, parenti) e meditiamo vendetta. E’ una fase critica nel processo di elaborazione del lutto in quanto molto spesso è il momento di massima richiesta di aiuto della persona ma allo stesso tempo non sempre e non automaticamente il paziente è sufficientemente pronto ad accogliere l’aiuto. Spesso le emozioni di rabbia e una condizione di chiusura rispetto alla possibilità di risoluzione prevalgono sul resto.
Fase della contrattazione.
E’ la fase in cui riprendiamo in mano la nostra vita e “negoziamo” con noi stessi e con gli altri in quali progetti possiamo ancora investire nonostante la perdita e nonostante il dolore. E’ la fase in cui la rabbia comincia a scemare e si affacciano alla coscienza emozioni di tipo depressivo miste a piccoli momenti di speranza nel futuro in cui sentiamo di voler “salvare il salvabile”.
Fase della depressione.
Rappresenta il momento di autentica presa di coscienza della perdita, il momento in cui ricordiamo le cose belle vissute con la persona cara e la disperazione per tutto ciò che non rivivremo più diventa palpabile. Ci rendiamo conto di quante cose di noi sono state “plasmate” da chi non c’è più e il pensiero della perdita ci fa sentire sconfitti e disperati.
Fase dell’accettazione.
Quando riusciamo a dare un senso a quanto è successo, a inscrivere la perdita nell’ordine naturale delle cose, a trattenere e ricordare quanto di buono è accaduto sopraggiunge la fase dell’accettazione. Durante questa fase possono sempre e comunque essere presenti livelli di rabbia e depressione, che però sono di intensità moderata.

STRESS
Lo stress è una risposta psicofisica a compiti anche diversi tra loro, di natura emotiva, cognitiva o sociale, che la persona percepisce come eccessivi.
Molti dei grandi eventi della vita possono risultare stressanti, sia eventi piacevoli come il matrimonio, la nascita di un figlio o un nuovo lavoro, sia quelli spiacevoli come la morte di una persona cara, una separazione o il pensionamento.
SINTOMI: – sintomi comportamentali: digrignare i denti, alimentazione compulsiva, più frequente assunzione di alcolici, atteggiamento critico verso gli altri, comportamenti prepotenti, difficoltà a portare a termine i compiti;
– sintomi emozionali: tensione, rabbia, nervosismo, ansia, pianto frequente, infelicità, senso di impotenza, predisposizione ad agitarsi o sentirsi sconvolti;
– sintomi cognitivi: difficoltà a pensare in maniera chiara, problemi nella presa di decisione, distrazione, preoccupazione costante, perdita del senso dell’umorismo, mancanza di creatività.
Scopo della terapia cognitivo-comportamentale è aiutare il soggetto ad identificare e controllare sia i pensieri che le convinzioni negative, identificando gli errori logici contenuti in queste. Successivamente trovare delle alternative di pensiero e di comportamento più funzionali e vantaggiose in relazione all’evento traumatico vissuto.

GESTIONE DELLA RABBIA
La rabbia è un’alterazione dello stato emotivo che può essere problematica e divenire disfunzionale.
È inizialmente suscitata dalla percezione di una minaccia, anche se può persistere dopo che la minaccia è passata. La rabbia è associata a cognizioni e pensieri di attribuzione e di valutazione che sottolineano le malefatte degli altri e motivano una risposta di antagonismo per contrastare, scacciare, ritorcere contro, o attaccare la fonte della minaccia percepita.
La rabbia si attiva quando l’individuo interpreta un evento come ostacolo al perseguimento di un proprio obiettivo o quando ritiene di aver subito immeritatamente un torto o un danno. La rabbia rappresenta un segnale di allarme, indica la presenza di un ostacolo al raggiungimento degli scopi che l’individuo si prefigge o la violazione dei suoi diritti. In altri casi, la rabbia ha la funzione di avvisare della presenza di una minaccia all’autostima, all’immagine sociale e alla possibilità di essere vittima di un’ingiustizia, in modo tale da poterla affrontare ed eliminare alla fonte.
L’assunto fondamentale della psicoterapia cognitiva, postulato per la prima volta negli anni 60’ da Beck (1967) e Ellis (1962), sostiene che le rappresentazioni mentali del paziente (pensieri automatici, credenze e schemi cognitivi) spiegano il disagio psicologico e il suo perpetrarsi nel tempo. I disturbi emotivi vengono spiegati tramite l’analisi delle relazioni fra pensieri, emozioni e comportamenti. Le distorsioni di tipo cognitivo influenzano le reazioni emotive che causano sofferenza alla persona e ne perpetuano il disagio. La patologia è frutto di pensieri, schemi e processi disfunzionali.

